contro versa

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| contro versa |

genealogie impreviste
di nate negli anni ’70 e dintorni
collana GENEAOLOGIE [G1]
Rc, sabbiarossa EDIZIONI, 2013
I ed aprile 2013 – II ed giugno 2013 | ISBN 9788897656074 | Facebook
200 pagine | 15 € | formato 14×21 – con bandelle interne
rilegato a 16mi cuciti a filo refe | cover brossurata, patinata opaca
opera originale di copertina “Madri, 20×30
mandala di Caterina Luciano

C’è una genealogia di donne nella nostra famiglia: abbiamo una madre, una nonna, una bisnonna materne e delle figlie. Di questa genealogia di donne, dato il nostro esilio nella famiglia del padre-marito, tendiamo a dimenticarne la singolarità e perfino a rinnegarla. Cerchiamo di situarci in questa genealogia femminile per conquistare e custodire la nostra identità. Non dimentichiamo nemmeno che abbiamo già una storia, che certe donne, anche se era culturalmente difficile, hanno segnato la storia, e che troppo spesso noi non ne abbiamo conoscenza.
Luce Irigaray

Dieci nate negli anni ’70 e dintorni – Angela Ammirati, Monia Andreani, Lucia Cardone, Denise Celentano, Loredana De Vitis, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu, Doriana Righini, Federica Timeto, Giovanna Vingelli – si assegnano l’un l’altra il compito di srotolare il filo di una propria genealogia di donne. Il risultato, come prevedibile, ha esiti imprevisti: in prima persona femminile, da punti di vista anche geograficamente differenti, si ritrovano a disegnare se stesse con tenacia e senza sconti in una fotografia nitida di ciò che le (e ci) circonda nel reale. contro versa è un viaggio in direzione ostinata e contraria, alla scoperta di possibili pratiche (le proprie), sempre femminili, dell’esserci e incidere sulla realtà.

dalla prefazione di Gisella Modica

[…] Un’azione di riconoscenza “sostantivo di genere femminile”. È quanto fanno le giovani autrici di questo testo a più voci che inaugura la collana di sabbiarossa edizioni, Genealogie, diretta da Doriana Righini, raccontando con linguaggi e punti di vista diversi – filosofico, artistico, letterario, autobiografico-esperenziale, come in un gioco di specchi – le molteplici sfaccettature, i chiari e gli scuri della relazione madre (simbolica e reale) – figlia. Una sorta di cartografia genealogica e insieme dei sentimenti, suggeriscono due delle autrici, Lucia Cardone e Ivana Pintadu, per le quali l’incontro con donne venute prima di loro “sia donne in carne e ossa sia donne su carta, maestre di pensiero” è stata come una festa. C’è necessità, oggi più di ieri, di queso tipo di narrazione. Di rilanciare la posta in gioco risignificando la dimensione verticale della genealogia, il divenire-donna in fedeltà al proprio sesso. C’è necessità di rimettere in moto la circolarità del legame madre-figlia che fa nuovo ordine ma “ancora del tutto a-venire” secondo Ida Dominijanni ne L’impronta indecidibile. Che è circolarità tra ordine sociale e ordine simbolico, oggi più di ieri completamente perduto. […]

PARTE I – Pensarsi donne tra privato e pubblico –

La figura rimane
Quanto narrato da Doriana Righini è una storia di resistenza, ed è frutto di un incontro avvenuto a Pagliarelle con Marisa Garofalo. La narrazione della genealogia personale di Marisa – composta dalla madre Santina, la sorella Lea e la nipote Denise – è una dura restituzione dalla quale trapelano uno smisurato desiderio di libertà e uno sconfinato senso di solitudine, vissuti principalmente da Lea e Denise. La responsabilità per queste genealogie così tenacemente desiderate ma mai completamente vissute con gioia, è in parte anche delle istituzioni. Nonostante ciò, le donne sono libere e praticano questa loro libertà femminile come meglio possono, con coraggio e determinazione. E la morte non vince completamente, la figura rimane.

Madre in Calabria, Calabria madre. Gestazioni del possibile
Denise Celentano
ripercorre una parte del processo di acquisizione e consapevolezza della sua identità di giovanissima donna, in un territorio specifico come quello calabrese. Da una prima fase di rimozione, dovuta principalmente al rigetto di quel senso comune che non restituisce alle donne – di se stesse -un immagine di libertà; passando per scoperte dagli esiti imprevisti, vissute e sperimentate attraverso il rientro in Calabria dopo l’emigrazione, la maternità e le relazioni politiche con altre donne; l’autrice arriva all’elaborazione di un rimosso personale e insieme collettivo, alla riappropriazione di una coscienza di genere e al collocarsi nel solco di una genealogia in divenire.

La passione del capire. La trasmissione generazionale in Università
Giovanna Vingelli mette a tema le modalità del dialogo fra generazioni di femministe e femminismi in uno luogo specifico, l’università, nel quale le genealogie non sfuggono alla metafora del tessere ma anche del disfarsi al momento opportuno dei ruoli assegnati. Dall’incontro con il femminismo, da adolescente, agli studi universitari e all’ingresso nell’università della Calabria come giovane ricercatrice e poi come direttora del Centro di Women’s Studies “Milly Villa”, si dipana la narrazione di incontri e di relazioni con donne di tutte le età, con le loro storie e i loro femminismi. Si raccontano relazioni vissute con autenticità, esaltanti ma anche attraversate da conflitti e riconciliazioni, che hanno influito  nella costruzione della consapevolezza di sé e nel ripensare, come futuribile, quel fluttuante mondo circostante.

PARTE II  – Un nuovo corso di relazioni politiche –

Nell’isola e fuori. Cartografia genealogica di collettiva_femminista
Lucia Cardone
e Ivana Pintadu raccontano la creazione e la condivisione di collettiva_femminista, un luogo di pensiero politico a Sassari di sole donne. Nella genealogia di riferimento, pensata come una mappa geografica degli affetti, spicca il nome di Carla Lonzi insieme a quello delle molte donne incontrate con cui le autrici sono entrate in relazione politica tra riconoscimento e autenticità. Nel racconto gioioso dell’esperienza femminista, Lucia Cardone e Ivana Pintadu mostrano come la scommessa della politica delle donne sia un rischio che vale la pena di correre, a partire da sé.

Dall’essere me all’essere bellissima
Loredana De Vitis
affronta il proprio apprendistato alla politica raccontando dapprima l’incontro sorprendente con le donne dell’UDI Macàre Salento per poi aprirsi a numerose iniziative: tra tutte emerge con decisione quella del 50e50 che ha raccolto, con grande entusiasmo dell’autrice, centoventimila firme per la proposta di democrazia paritaria. Mentre De Vitis sperimenta nuove pratiche di partecipazione politica, tra corsi di insegnamento specializzazioni e incontri politici nazionali, sceglie di adoperarsi in quella che chiama «una personale strategia di liberazione» creando il progetto dal nome “io sono bellissima”, un percorso per immagini teso al superamento degli stereotipi e alla consapevolezza di sé attraverso un profondo scavo che si compie anzitutto ponendo se stessa al centro dei propri desideri.

Genealogie Materne. I nodi del conflitto
Angela Ammirati
espone le tappe della sua esperienza politica nel femminismo segnalando quelli che per lei sono i nervi scoperti e i conflitti ancora irrisolti in capo soprattutto alla genealogia femminile, intesa soggettivamente come condizionata da derive autoritarie, in una sua parte specifica. Dalla sua scelta di un dottorato di teorie politiche femministe, al lavoro frontale presso lo sportello della sua cooperativa Be Freefino all’incontro con l’associazione daSud, l’autrice informa delle proprie tonalità emotive, e analisi, riguardo i temi che più le stanno a cuore: dalla 194 al lavoro fino al reddito minimo di esistenza, tutte indagate secondo una lente partecipativa e attraverso una politica condivisa con le sue compagne e amiche tra aspettative sul futuro e desiderio di esserci e contare.

Pensarsi figlie alla ricerca della madre: la genealogia che fa problema nella filosofia delle donne
Monia Andreani
consegna la sua narrazione politica puntellando alcune questioni teorico-pratiche di grande importanza, per la sua esperienza. La riflessione che sceglie l’autrice è nel solco della filosofia francese e del pensiero della differenza italiano. Tra l’istanza «maggioritaria» dell’ordine simbolico della madre e quella «minoritaria» del divenire-donna, Andreani sceglie per sé la seconda raccontando, attraverso autorevoli pensatrici, come è stato possibile il passaggio; in particolare segnala i chiarimenti che lei per prima ha voluto concedere a se stessa e che oggi la fanno sperare in un femminismo che sia anzitutto un processo democratico pluralista in continua evoluzione.

PARTE III – L’incontro tra scrittura, arte e femminismo –

Natalia, Camilla e Daniela. Dal nome alla genealogia nelle personagge di Fausta Cialente
Attraverso le personagge che abitano tre romanzi di Fausta Cialente, rispettivamente Natalia, Un inverno freddissimo e Ballata levantina, Alessandra Pigliaru disegna uno scenario letterario e politico entro cui riconoscere la propria genealogia. Natalia, Camilla e Daniela, con la loro grazia e forza inusuale, si fanno portatrici di luoghi concettuali che l’autrice rintraccia comuni al femminismo e alla politica delle donne: principalmente il partire da sé, l’autorità materna e la libertà femminile. Temi che vanno ribaditi con fiducia ma che, se confusi, rischiano di condurre a deviazioni difficili da governare. Le personagge, oltre ad essere soggettività di enunciazione, si fanno in tal senso mediatrici di istanze politiche e di senso che aprono alla differenza come rispecchiamento di sé.

Il sospetto dell’appartenenza. Il difficile incontro tra arte e femminismo in Italia
Federica Timeto
affronta la tematica dell’arte femminista,  o meglio, della  sua assenza nel contesto italiano.  Dopo aver riassunto i termini del dibattito, contestualizzandone le modalità e le problematiche all’interno della  situazione  italiana (in particolare negli anni Settanta), analizza le  cause del mancato  incontro tra l’arte e il femminismo in Italia. La seconda parte del saggio è invece dedicata all’analisi del pensiero di Carla Lonzi, la cui vicenda appare emblematica del mancato incontro fra femminismo e mondo dell’arte in Italia, ma la cui critica femminista all’arte andrebbe riconsiderata come segno di un possibile avvio, troppo velocemente dimenticato,  di una prospettiva differente su questo incontro.