A noi scrittori non restano che le parole per sovvertire la realtà: #GabrieleLibero

di Giuseppe Licastro

La vicenda di Gabriele del Grande, fondatore del noto blog Fortress Europe, suscita senza dubbio preoccupazione e sconcerto. Il giornalista, lo scrittore, il documentarista è stato fermato in Turchia, secondo quanto riportato da una nota della Farnesina, perché si trovava in una zona di tale Paese ove non è consentito l’accesso. Detenuto attualmente a Mugla, è stato privato dell’assistenza di un legale.

Da tenere ben presente in questo complesso e delicato “contesto” che la Turchia, secondo quanto sostenuto da Amnesty International, ha adottato (da tempo) un regime particolarmente restrittivo nei confronti dei giornalisti: i racconti appunto raccolti, appaiono davvero emblematici delle condizioni di detenzione dei giornalisti…

Lo spirito che caratterizza Gabriele Del Grande, significativa espressione di libertà dell’informazione, sembrerebbe dunque rappresentare una temibile minaccia per la Turchia. Occorre dunque unirsi al coro che da più parti invoca la liberazione di Gabriele Del Grande, significativa espressione di libertà dell’informazione (repetita iuvant):

«A noi scrittori non restano che le parole per sovvertire la realtà. Io ho scelto le parole del mio amato Mediterraneo, il Mare di Mezzo.
Ho scelto le storie dei padri di Annaba e quelle dei padrini di Tunisi. Le storie delle diaspore di due ex colonie italiane come l’Eritrea e la Somalia negli anni dei respingimenti in Libia e quelle dei pescatori del Canale di Sicilia. Le storie degli italianitravirgolette che l’Italia manda via e quelle delle tante Italie nate senza fare rumore AilatiditaliA, nelle campagne marocchine, sul delta del Nilo e nei villaggi del Burkina Faso» (tratto dal retrofrontespizio di G. Del Grande, Il Mare di Mezzo, Roma, 2010).

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