Palermo tossica

È una Palermo inedita e terribile, quella che viene raccontata dal suo figlio Domenico Salamone, in arte Milingo Sutera. Una Palermo che fa da sfondo con la Favorita, con le corse per esistere “spada dopo spada”, con le storie tossiche che segnano l’inizio di una nuova esperienza di vita dell’esordiente Milingo Sutera. Musicista dal 1996 (oltre allo storico gruppo palermitano Airfish, dove ancora suona, ha fatto numerose esperienze in gruppi di vario genere: Mutables, Otopodo, homunculus res, radiomilingo, quindicidiciotto), dopo la pubblicazione di alcuni racconti per la rivista on line artuindenfair e di alcuni articoli per giornali palermitani come il “pubblic underground”, Domenico/Milingo esordisce come autore per sabbiarossa edizioni, la casa editrice indipendente fondata quattro anni fa dall’altra parte dello Stretto, a Reggio Calabria. La sua raccolta di racconti è stata scelta per inaugurare una nuova collana, RACCONTInTASCA, smart nel formato tascabile, forte e incisiva nei contenuti. Il libro è stato presentato in anteprima a Vibo Valentia, nel corso del TropeaFestival Leggere&Scrivere, ed ora si prepara a girare per farsi conoscere e leggere in tutta Italia. A partire proprio da Palermo.

Venerdì 6 novembre a Palermo Rodan Di Maria sarà accanto all’autore per presentare storie tossiche nella “biblio officina occupata di quartiere” booq in vicolo della Neve. Appuntamento alle ore 18 per pagare, come scrive Cristiano Montesano nella postfazione, “il debito nei confronti di tutti gli amici che se ne sono andati, mangiati e poi dimenticati da quella Palermo che nel decennio ‘85 ‘95 se la prendeva facilmente con i suoi figli più fragili”.

Sette ritratti, come quelli fatti dallo stesso autore che sono stati inseriti come cover di ogni racconto, in cui la vita dei protagonisti si fonde con la sua, spada dopo spada. Ma non solo ritratti: le sette storie tossiche sono un percorso doloroso di vita. Per non dimenticare. Durezza e dolcezza mescolate in un’unica melodia, composta di storie, personaggi (qualcuno), persone (tante, tantissime, ovunque), parole, sentimenti. Secco il linguaggio, morbidissima l’indulgenza accusatoria (e non è un ossimoro) nel raccontare quei ragazzi sbagliati e pieni di buchi, che rovistano nelle loro vene come per estirpare un dolore. Chiude la raccolta un racconto fuori serie. Il sesto senso. Una lettura futura e futuribile con cui l’autore si getta addosso tutto il disprezzo per ogni genere di dipendenza. A conti fatti, quella dalla droga non è la peggiore.

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